Il sacchetto di plastica è una gran schifezza, ma occhio ai suoi sostituti

Il sacchetto di plastica figura nella lunga lista degli articoli impresentabili, è tollerabile giusto nel carrello del supermercato ma in qualunque altra situazione conferisce quel tocco plastificato che si oppone a qualunque categoria dell’estetica. In più, recita la vulgata, questo sottoprodotto dei temibili idrocarburi inquina, uccide direttamente i cetacei che nell’acqua lo scambiano per una preda e misteriosamente (ma certamente) contribuisce a quel percorso di distruzione planetaria che coinvolge l’estinzione degli orsi polari e la scomparsa della foresta amazzonica.
7 FEB 13
Ultimo aggiornamento: 21:27 | 15 AGO 20
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New York. Il sacchetto di plastica figura nella lunga lista degli articoli impresentabili, è tollerabile giusto nel carrello del supermercato ma in qualunque altra situazione conferisce quel tocco plastificato che si oppone a qualunque categoria dell’estetica. In più, recita la vulgata, questo sottoprodotto dei temibili idrocarburi inquina, uccide direttamente i cetacei che nell’acqua lo scambiano per una preda e misteriosamente (ma certamente) contribuisce a quel percorso di distruzione planetaria che coinvolge l’estinzione degli orsi polari e la scomparsa della foresta amazzonica.
Quando andava di moda il buco nell’ozono il sacchetto di plastica era nella lista dei responsabili dell’apocalisse, adesso il savio avversario dei cambiamenti climatici può collegare lo scioglimento delle calotte polari al temibile oggetto. L’America, che, si sa, è sempre un passo più avanti, lavora da tempo per bandire il sacchetto di plastica ed è naturale che il percorso verso l’avvenire parta dalle città più liberal. San Francisco si è liberata del fardello nel 2007, più tardi sono arrivate Seattle e Los Angeles. Soltanto che il bando ha effetti collaterali che sono anche peggiori del problema. Il sacchetto riutilizzabile è un ambiente perfetto per la proliferazione di batteri e virus, la gente li usa sia per la carne sia per la verdura, e una volta che il simbolo della liberazione dall’inquinamento plasticeo passa un paio d’ore agostane nel baule dell’auto la colonia batterica diventa un esercito. Ed è facile che qualche soldato finisca poi nel piatto in cui si mangia e la questione si trasferisca all’ospedale. Uno studio della George Mason University spiega che l’incidenza dei virus intestinali aumenta in presenza del divieto dei sacchetti. In media ogni anno 5 persone in più muoiono a San Francisco per le patologie alimentari che i sacchetti di stoffa veicolano con grande facilità. Dove l’oggetto è vietato, i casi dell’escherichia coli aumentano e ai danni per la salute va sommato la crescita della spesa sanitaria. E i macchinari per curare le persone tendono a produrre molta anidride carbonica.